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News e aggiornamenti:

In questo spazio troverai i nuovi articoli sul training e l'alimentazione, tecnica, news relative alla squadra Pro di cui ci occupiamo (Bardiani-Csf Inox) e al mondo del ciclismo in generale (in particolare Granfondo), curiosità e link dal mondo del web. Segnalaci argomenti o link di tuo gradimento all'indirizzo info@scienceofcycling.it

Rinnovata ufficialmente la collaborazione con la Bardiani-CSF

News Prof Posted on 07 Nov, 2013 16:38:21

Dopo l’incoraggiante primo anno, il Bardiani – CSF Pro Team ha deciso di rinnovare la partnership con il centro di allenamento sportivoScienceOfCycling Italia, diretto dal Dr. Marco Maggi, che si occuperà di preparare tutti i ciclisti del #Greenteam nel 2014.


I corridori sotto la guida dell’allenatore Dr. Simone Casonato, che sarà il training coach esclusivo della squadra, si sono già sottoposti ad un primo test di valutazione funzionale, discutendo poi la programmazione del training per la prima parte del prossimo inverno. Come nella passata stagione, l’allenamento sarà gestito tramite i misuratori di potenza PowerTap e la piattaforma TrainingPeaks, che permetterà un quotidiano confronto tra atleta e coach e darà al tempo stesso alla squadra la possibilità di monitorare continuamente la condizione dei propri corridori.

DICHIARAZIONI

Simone Casonato, Training Coach Bardiani – CSF Pro Team:” Dopo un buon 2013 che è servito a tutti per conoscerci e gettare le prime importanti basi di lavoro, sono sicuro che nel 2014 faremo ancora meglio. Il mio metodo di lavoro prevede un confronto continuo con i corridori, per analizzare i dati degli allenamenti e programmare le fasi successive del training. La responsabilità cresce e sono sicuro che ci toglieremo delle belle soddisfazioni”.

Roberto Reverberi, Direttore Sportivo Bardiani – CSF Pro Team:” Per una squadra giovane come la nostra e proiettata di conseguenza al futuro è essenziale la presenza al suo interno di personale altrettanto giovane e preparato. Queste risorse le abbiamo trovate a partire dal 2013 nel centro ScienceOfCycling Italia e nella figura di Simone Casonato che si occuperà anche per quest’anno dell’allenamento dei nostri giovani atleti”.



Il nuovo WKO sta per arrivare

Varie Posted on 06 Nov, 2013 10:13:32

Il nuovo WKO 4.0 sta finalmente per arrivare e Trainingpeaks ha annunciato che sarà disponibile (anche per Mac nativamente) dal 10 di dicembre. Finalmene troveremo una serie di novità interessanti e nuovi concetti sviluppati dal Dr. Coggan e dal team di Trainingpeaks, dato che Wko 3.0 ha smesso di essere aggiornato molti e molti mesi addietro.


Ieri c’è stato il primo incontro tenuto dal Dr. A. Coggan sulla creazione di un modello matematico che descriva la prestazione ciclistica e aiuti a categorizzare/guidare l’atleta in modo coerente.
Molto interessante il seminario, anche se ha ripreso gran parte dei concetti già accennati altrove (in particolare sulla limitazione presente nella relazione potenza-tempo del modello Critical Power, che rimane comunque un valido aiuto, e sulle linee guida per sviluppare e superare le attuali categorizzazioni, vedi GoldenChetaah); il PhD americano ha discusso pregi, difetti e modalità di ricerca con cui sviluppare un costrutto matematico che sia più coerente con la mole di files provenienti da un misuratore. Ha fatto qualche esempio con modelli matematici provenienti dalla sua attività di ricerca come PhD (lavori suoi e di Herrero), e ha illustrato i “pilastri” che guideranno alla creazione di una struttura concettuale aderente alla complessità del dato ciclistico. Nel nuovo 4.0 troveremo secondo Coggan “the most advanced mathematical model of the exercise intensity-duration relationship ever developed”, con la concettualizzazione della FRC (functional reserve capacity, ossia la quantità massima di esercizio eseguibile sopra soglia prima che incorra affaticamento), un modello multi-durata in grado di superare il Fatigue Profiling attuale, e quindi di “fenotipizzare” meglio le caratteristiche di ogni ciclista. Si potrà verificare come ogni atleta riesca poi ad adattarsi (soggettivamente) alla “dose” prescritta, quali siano i match da stracciare, e quali le strategie ottimali di gestione del pace per ogni disciplina ciclistica (cronometro, inseguimento, etc). Il modello sarà poi valido anche per altre discipline, come il nuoto e la corsa (sulle capacità dei cani da corsa purtroppo il Dr. non ha ancora sufficienti dati per verificare il funzionamento della relazione..). Staremo a vedere, era solo il primo seminario..



Terminata la stagione 2013 della Bardiani – Csf

News Prof Posted on 19 Oct, 2013 10:13:20

Con il GP Beghelli di Domenica 13 Ottobre e il 5° posto conquistato in volata da Sonny Colbrelli è terminata la stagione del Bardiani Valvole – CSF Inox Pro Team, iniziata a fine Gennaio in Argentina con il Tour de San Luis.

La più giovane squadra tra le compagini World Tour e Pro Continental ha conquistato nel 2013: 11 successi, 20 podi, 77 Top-10 in 121 giorni di corsa. Tra le varie vittorie le più importanti sono state senza dubbio quelle conquistate al 96° Giro d’Italia, con Enrico Battaglin fantastico vincitore della 4° tappa e con Stefano Pirazzi capace di primeggiare nella Classifica dei Gran Premi della Montagna.


VITTORIE
• 2° Tappa Tour de San Luis (ARG) – Sacha Modolo
• 4° Tappa Giro d’Italia (ITA) – Enrico Battaglin
• 1° Tappa Tour of Qinghai Lake (CINA) – Sacha Modolo
• 4° Tappa Tour of Qinghai Lake (CINA) – Sacha Modolo
• 8° Tappa Tour of Qinghai Lake (CINA) – Sacha Modolo
• 9° Tappa Tour of Qinghai Lake (CINA) – Sacha Modolo
• 11° Tappa Tour of Qinghai Lake (CINA) – Sacha Modolo
• 12° Tappa Tour of Qinghai Lake (CINA) – Sacha Modolo
• Coppa Bernocchi (ITA) – Sacha Modolo
• 2° Tappa Tour du Limousin (FRA) – Andrea Pasqualon
• Memorial Pantani (ITA) – Sacha Modolo

ALTRI SUCCESSI
• Classifica Miglior Giovane Settimana Coppi & Bartali (ITA) – Manuel Bongiorno
• Classifica Gran Premi della Montagna del 96° Giro d’Italia (ITA) – Stefano Pirazzi
• Classifica a Squadre Tour of Denmark (DEN)
• Classifica Miglior Giovane Settimana Ciclistica Lombarda (ITA) – Manuel Bongiorno

Tra i 20 podi stagionali da segnalare quello di Stefano Pirazzi, 2° al Campionato Italiano a Cronometro, il medesimo piazzamento diEnrico Battaglin nella 7° Tappa del Giro d’Italia e di Sacha Modolo nella 21° frazione sempre del Giro d’Italia. I tre secondi posti diSonny Colbrelli alla Volta a Limburg Classic, nella 4° Tappa del Tour of Denmark e infine al Tour of Almaty in Kazakhstan. Altro importante piazzamento il 2° posto del neoprofessionista Manuel Bongiorno nella prestigiosa Tre Valli Varesine, che ha anche conquistato il 3° nella Classifica Generale della Settimana Ciclistica Lombarda ed il 5° al Tour of Denmark (con un 2° posto nella 3° tappa).

DICHIARAZIONI

Roberto Reverberi, Direttore Sportivo:” E’ stato un anno positivo con la conquista di risultati importanti ed una competitività continua da Gennaio ad Ottobre. Come facciamo da alcune stagioni abbiamo messo maggiore attenzione sulla qualità, cercando magari di correre leggermente meno e concentrandoci così su specifici appuntamenti, Giro d’Italia in primis. Forse alcuni 2° posti potevano essere tramutati in vittorie, ma quando si lavora con giovani atleti è una cosa da mettere in conto ad inizio anno. Alcuni corridori sono state delle bellissime soprese come i neoprofessionisti Bongiorno, Barbin e Zardini, mentre mi sarei aspettato qualcosa di più ad altri atleti in organico già da diverse stagioni. Per il 2014 mi attendo una crescita complessiva di tutta la squadra, che avrà sulla carta in Battaglin, Bongiorno, Colbrelli e Pirazzi gli atleti di punta”.



L’inverno del ciclista

Articoli Posted on 17 Oct, 2013 16:05:18

L’inverno del ciclista è cambiato molto in questi ultimi anni, è cambiato l’approccio alla fase di costruzione e anche la consapevolezza di come l’attività invernale possa incidere sul prosieguo della stagione agonistica, non negli aspetti direttamente collegati alle capacità prestative, quanto in quelli collaterali.
Di norma, la lunghezza della fase di costruzione dipende da una serie di fattori strettamente individuali, e legati alla diversa periodizzazione del training; chi comincia a gennaio o febbraio (i professionisti col Giro del Quatar, gli amatori con le gare liguri) avrà necessità di limitare le attività alternative, e ridurre la pratica di tutto ciò che rallenta il percorso di raggiungimento di uno stato di forma discreta. Chi invece parte con gradualità da marzo e punta al periodo di maggio-giugno (Giro d’Italia nel nostro caso, e gare quali Nove Colli o Sportful) potrà estendere la fase di transizione e costruzione-base, per poi cominciare a fare sul serio con l’arrivo della primavera. Per un amatore, la possibilità di poter effettuare lavori più versatili e “congrui” al periodo invernale -in relazione alle condizioni meteo e alle giornate invernali corte, scandite dall’impegno lavorativo- consente di allenare qualità trasversali utili al benessere fisico, alla costruzione muscolare, e di variare la qualità degli input allenanti ricevuti. Per un professionista invece, il cross training può essere una pratica utile a rinforzare e predisporre il corpo ai pesanti carichi allenanti (e alla moltitudine di impegni agonistici) che poi affronterà durante l’annata, cercando di utilizzare il periodo di base per creare una base aerobica e muscolare importante, funzionale alla lunghissima stagione ed alle proprie caratteristiche (risolvendo o attenuando l’insorgere di problemi fisici dovuti alla professione, e ai naturali effetti collaterali che la specializzazione in qualunque sport determina).


In tal senso, accanto al trattamento di patologie croniche o acute che siano sorte in precedenza, nel periodo lontano dall’agonismo il cross-training non è solo una buona idea, è quasi obbligatorio, e va affrontato dopo uno stacco di 7-15 gg senza bicicletta, due-tre volte a settimana e con la dovuta programmazione. Il termine indica l’attività e gli sport alternativi a quello principale, che servono a migliorare gli aspetti fisiologici “collaterali” ma altrettanto funzionali, che la disciplina non interessa in modo precipuo (ma solo appunto incidentalmente).
Quest’attività invernale offre una serie di vantaggi tra cui la prevenzione degli infortuni, il mantenimento del peso, il rafforzamento dei distretti muscolari trascurati dall’allenamento della sola specialità (per di più intensivo). Infine, permette anche di svagarsi e cambiare tipo di stimolo allenante, ovviando alla monotonia e offrendo quindi un generico beneficio fisico. Non ci sarà un vantaggio nella prestazione “diretto” con la pratica di queste attività collaterali (Tanaka, 1994); il cross training non genererà direttamente miglioramenti nella propria specialità, specie in soggetti di buon livello, ma costituirà un buon mezzo di allenamento generico, molto utile in maniera aspecifica come approccio alla stagione successiva.

Valutiamo ora le specialità più interessanti per un’attività invernale di base.

Podismo

La corsa è un esercizio che coinvolge solo gli arti inferiori in modo intensivo, con gruppi muscolari affini al ciclismo, seppur con contrazioni diverse e in particolare con la presenza di una fase eccentrica (impatto col suolo e ammortizzazione dello stesso). Sviluppa in minima misura anche fasce muscolari della parte superiore, schiena, braccia e gruppi muscolari della spalla. Vi è in massima parte un impegno cardiovascolare rilevante con la corsa, per via della gestualità meno “elementare” e della minore efficienza del gesto; mediamente, rispetto al ciclismo (in cui l’atleta esprimerebbe il 60% della propria forza massima), il podista si limita al 20% in ambito aerobico, e subisce anche a basse velocità i microtraumi dell’impatto sul terreno (con annessi rischi). Il maggior consumo energetico del gesto consiglia l’attività di camminata veloce/corsa a piedi (anche a digiuno se le intensità sono basse) per il controllo del peso ed il dimagrimento. In ambito cross training, consiglio di cominciare con gradualità l’attività podistica, e su terreni morbidi (prato, sentieri..), magari alternando corsa e camminata per le prime uscite di “iniziazione”. Il rischio di infortuni non è da trascurare, specie per atleti pesanti o meno inclini alla disciplina. Ottima anche la corsa in salita, che consiglio spesso e che risulta ancor più vicina al ciclismo in alcuni frangenti, minimizzando aspetti tendenzialmente dannosi per il neofita.

Nuoto

Il nuoto è un allenamento che coinvolge il corpo in modo globale, e non presenta rischi di infortunio (ma attenzione a sovraccaricare la spalla..). Disciplina molto versatile, risulta perfetta per chi esce da un infortunio di natura articolare o vuole effettuare del recupero attivo, non potendo contare solitamente su una tecnica natatoria sopraffina. Per l’amatore, il vantaggio sta nel potersi recare in piscina verso sera (d’inverno le giornate si accorciano), o nei giorni di maltempo. E’ una disciplina discreta dal punto di vista cardiovascolare, metabolico ed endocrino, e genera uno stimolo anche prescindendo dagli arti inferiori (le braccia producono più forza delle gambe); aiuta a lavorare sulla respirazione, ed ovviamente sollecita in modo particolare gli arti superiori, tonificando anche la “cintura di forza”, addominali etc.
Trattandosi di un esercizio ad impatto nullo, può essere scelto da chi sia stato soggetto ad incidenti o abbia problemi di vario genere agli arti inferiori, e necessiti di lavorare in ambiente acquatico, magari con l’ausilio di particolari pinne e tavoletta, con schemi creati ad hoc dall’allenatore o dal fisioterapista. Per chi invece vuole ottenere uno stimolo metabolico consistente, occorre partire da circa 30-40′, anche intervallati, per arrivare a 60′ complessivi di nuoto, magari con lavori specifici adeguati, e concentrandosi su bracciate lente e controllate, e sulla tecnica di respirazione.

Sci di fondo

Ideale per chi abita in zone montuose e spesso innevate, lo sci di fondo è sicuramente un’ottima alternativa per lavorare sulla propria capacità aerobica, essendo uno sport fisiologicamente molto esigente. Permette di migliorarsi dal punto di vista cardiovascolare e tonificare tutto il corpo, interessando il tronco, gli addominali, i quadricipiti, le spalle, agendo anche sull’economia del proprio fisico. Lo sci a tecnica classica è simile alla corsa in quanto la maggior parte dei movimenti sono realizzati sul piano sagittale (movimento in avanti) e con alternanza simile alla cadenza della corsa; con la corsa, dal momento che impegna molti più gruppi muscolari (l’uso delle braccia etc), condivide un costo energetico molto elevato, anche maggiore, ottimo quindi per il dimagrimento od il controllo del peso.


Se effettuato a quote altimetriche rilevanti, permette (con la giusta tecnica e gestualità) di impegnare a fondo cuore e polmoni, migliorando molte qualità trasversali importanti, e tonificando anche la cintura di forza (i muscoli del tronco permettono una minore “dispersione” del lavoro generato sui pedali). Esistono anche macchine in grado di simulare la meccanica di questo sport in ambiente chiuso, in generale l’impedimento di questo sport risiede nella logistica e nei costi connessi col praticare questa attività invernale, spostandosi da località lontane dalle piste con regolarità.

Pattinaggio su ghiaccio/in linea

La gestualità utilizzata nel pattinaggio imita il movimento uniforme proprio della pedalata del ciclista, con discreta affinità con la muscolatura coinvolta sulle due ruote. Si lavora molto a livello di quadricipiti e glutei, principale fonte di propulsione del gesto, dato che- come nella corsa a piedi- qui gli arti inferiori sono deputati a sostenere il peso del soggetto e stressare il sistema cardiovascolare. Rispetto alla corsa non vi è un impatto col suolo (tranne in caso di caduta :)), che può arrecare danni alle articolazioni (in particolare tendini e ginocchia..).
Il problema risiede nella scarsa disponibilità di percorsi adatti allo scopo ed in sicurezza, oltre alla tecnica di esecuzione del gesto; bisogna in principio esercitarsi nella tecnica di frenata, falcata e anche caduta, dopo di che si potrà provare lo scivolamento a piccole dosi. Si dovrebbe arrivare ad effettuare sedute di 25-50 minuti ad andatura costante, con impegno medio-basso nel pattinamento e in luoghi sicuri- ben protetti.

La palestra

Dell’attività indoor coi pesi in palestra abbiamo già parlato in questa sezione in modo dettagliato. Ci sono molti esercizi efficaci per tonificare la muscolatura, favorire il riequilibrio funzionale e prevenire gli infortuni; in generale si dovrà osservare il giusto adattamento e lavorare molto sulla tecnica di sollevamento onde evitare impedimenti. Anche le caratteristiche individuali faranno virare la scelta delle macchine in modo significative, senza effettuare movimenti dannosi o che riportino alla luce problematiche posturali/infortuni pregressi. In generale, l’attività a corpo libero è fortemente consigliabile e consta di lavori con esecuzione controllata sia in piedi che da seduti, utilizzando la Fit Ball , Bosu oppure con le apposite tavolette propriocettive o i cavi. I muscoli addominali, del rachide, prossimali e degli arti inferiori andranno allenati in modo specifico per migliorare equilibrio e motilità della catena cinetica, permettendo di ottenere un vantaggio (ovviamente generico) anche in ambito ciclistico (Lephart, 2005). Accanto a questi lavori, da svolgersi anche in ambiente domestico, si può anche pensare di recarsi in sala pesi con le apposite tecniche di esecuzione (ripetizioni, modalità di esecuzione, recuperi, macchine differenti.. Tutto individualizzato). Andrà realizzato un apposito circuito comprendente macchine (Leg Press, Curl, Calf, etc etc) e poi lavori di agilizzazione, a portata di chiunque atleta ne abbia la possibilità con i dovuti accorgimenti.
Ho già avuto modo di sollevare dubbi sui benefici “diretti” dell’attività pesistica per lo sportivo di endurance, in ogni caso la palestra rimane consigliabile come attività invernale alternativa e come lavoro di muscolazione generico da farsi nel periodo invernale, sia per ragioni di tonificazione che per migliorare la propria efficienza o lavorare sul riequilibrio posturale con apposite metodiche.

Lavori di coordinazione e tecnica di pedalata

L’inverno può essere un periodo fecondo per lavorare anche sugli skills vari, migliorare la propria efficacia nel generare potenze e sforzi neuromuscolari con la dovuta distribuzione dello sforzo ed efficacia nella singola rivoluzione. Occorre effettuare un apposito test al Centro ScienceOfCycling, sia con macchinari appositi in palestra che con strumenti sofisticati di analisi della pedalata (come il nostro SRM scientifico con analisi della pedalata), in modo da verificare sia eventuali deficit di forza tra i due arti che la tecnica di “trascinamento” durante le singole rivoluzioni. In caso di evidente e significativa asimmetria funzionale o problematiche di natura biomeccanico-anatomica, andrà effettuato un piano di lavoro specifico, comprendente diversi mezzi allenanti (pesi, corpo libero, propriocezione, isometria, postura, fisioterapia rulli in bdc etc) in modo da poter cominciare il periodo di costruzione specifico in condizione eccellenti e non invalidanti, necessarie per poter godere appieno dei benefici metabolici introdotti dall’allenamento.
Ove necessario o richiesto, si potranno utilizzare strumenti particolari (particolari strumenti di rilevazione vettoriale, pedivelle indipendenti o semi-indipendenti) per colmare i deficit di varia natura e restituire all’atleta la piena facoltà di utilizzare il proprio potenziale.

Non ho citato ciclocross, mtb spinning e vari corsi in palestra (yoga, total body etc) perché risulta molto difficile gestire le intensità in modo funzionale al periodo invernale, seppur la pratica di queste discipline non sia a priori da scartare nella fase di transizione e costruzione, anzi.
Lo stretching invece è parte fondamentale di qualunque inverno e non va trascurato, esercitandosi a casa almeno 3 volte a settimana.



L’evoluzione dei caschi per le cronometro

Varie Posted on 02 Oct, 2013 09:44:26

Nelle prove a cronometro, al netto della potenza espressa da ciascun atleta, il nemico numero uno è la resistenza aerodinamica, sempre presente ad opporsi quando si cerca di andare più veloci. La bicicletta con cui si gareggia conta per circa il 20 per cento della resistenza aerodinamica, e la parte preponderante è costituita dalla propria area frontale; circa l’80% di questa resistenza aerodinamica è costituita dall’atleta in sella, il resto è dovuto alla bicicletta.


La cura dei materiali della bicicletta e delle forme che la caratterizzano non deve quindi essere vista come la soluzione unica per andare più forte contro il tempo; per esempio, uno studio sull’inseguimento individuale (Coggan) ha dimostrato come su 4km solo il 2% della potenza venga dissipato per superare l’attrito, il 5% la resistenza al rotolamento, il 7% l’energia cinetica (accelerazione), e ben l’ 86% per la resistenza aerodinamica. E tutto questo in una prova effettuata indoor, in un velodromo con accelerazione dopo la classica partenza da fermo; anche qui la resistenza aerodinamica la fa da padrona.

A maggior ragione in una cronometro veloce (e con falsopiano-salita sotto il 5%) occorre ottimizzare lo spostamento d’aria e ridurre al minimo l’area frontale creata dal ciclista, con conseguente minore resistenza aero; ovviamente le velocità più elevate aumenteranno la resistenza esterna opposta, e quindi i materiali più aerodinamici potranno rappresentare un cospicuo aiuto alla prestazione offerta a cronometro.


In questi termini, il casco è decisamente il componente più importante per minimizzare l’area frontale e determinare quindi una migliore (ed ottimizzata) penetrazione aerodinamica; alla fine degli anni Ottanta fu lo statunitense Greg LeMond (foto sopra), con un modello prodotto dalla Giro, a dimostrarne la funzionalità, strappando sui campi Elisi la vittoria del Tour a Fignon (per 8” soltanto al termine di una drammatica sfida contro il tempo), grazie ad una bici con le prolunghe aero ed un casco a “goccia”, con coda di media lunghezza.

Nel giro di pochi anni, i caschi da crono sono stati affinati nelle forme e resi imponenti e lunghi nella coda, grazie anche alle ricerche effettuate in galleria del vento e ai materiali più leggeri a disposizione. Nei suoi Tour, Lance Armstrong utilizzò casco dalla coda molto lunga, che andavano a posarsi sulla sua schiena per diversi cm, mentre in questi ultimi anni troviamo dei prodotti che, nella maggior parte dei casi, ricordano nel design il “vecchio” casco con cui esordì LeMond. Caschi (esempio qui sotto in foto) dotati di code corte e tozze, sfumate, lunghe pochi centimetri o, in alcuni casi, privi quasi di cosa.


Ciò che ha spinto i progettisti delle aziende a inaugurare un nuovo trend in fatto di forma dei caschi è la visione del connubio atleta-casco nell’interezza di una prova a cronometro, e non solo come “aerodinamicità” pura del manichino-cronoman in posizione statica. Ci si deve riferire infatti alla capacità dell’atleta di sfruttare efficacemente la posizione del casco per mantenere il vantaggio aerodinamico presunto, nella molteplicità di posizioni assunte e direzioni mutate del vento. Insomma, si va ora oltre la galleria del vento, ed è necessario progettare un modello di casco aero che abbia più probabilità di essere la soluzione migliore per più atleti ed in posizioni diverse; si riportano i test in una configurazione reale, usando misuratori di potenza su strade aperte e velodromi , e combinando i dati con il lavoro in galleria del vento e le simulazioni al computer.


Questa nuova “forma” delle code (o non-code) è dovuta proprio alla maggior “versatilità” richiesta dal casco; si è visto come i caschi falle code lunghe possano performare al meglio in una situazione “statica”, in galleria del vento, mentre nell’uso reale gli atleti si muovono e spostano la testa più e più volte, annullando o limitando il vantaggio aerodinamico che un test indoor potrebbe suggerire.
Questi nuovi caschi sono progettati per assecondare meglio la dinamica su strada: un casco dalla coda lunga (foto sotto) garantiva la massima efficienza in caso di vento perfettamente contrario e in galleria (a 0 gradi di imbardata, quindi con vento tutto contro),mentre la condizione di una crono medio-lunga prevede condizioni ambientali variabili. Spesso l’aria colpisce il casco lateralmente producendo un effetto vela per cui, maggiore è la superficie del casco in questione, maggiore è l’effetto e peggiori sono le sollecitazioni sui muscoli del collo per mantenere la testa nella stessa posizione.


La parte anteriore di questi caschi corti di nuova concezione è di dimensioni ottimali così come le sezioni laterali, e l’innovativo disegno a coda corta riduce le sollecitazioni di torsione e quindi la fatica nel mantenere la posizione ideale, consentendo di concentrarsi totalmente sulle prestazioni atletiche. Le prese d’aria solitamente possono essere aperte nelle crono lunghe/ironman o nelle giornate calde, ove si può deviare efficacemente il flusso d’aria, convogliandola in maniera tale da ridurre la resistenza all’avanzamento e consentendo all’atleta di andare più veloce, con un consumo energetico inferiore.

Basandosi esclusivamente su test in galleria, la forma del casco “lungo” risulta ancora molto efficace, ma i parametri sono troppo stretti per la disciplina reale e le condizioni ripetibili fino ad un certo punto, dato che gli atleti non fanno mai un vero sforzo, come su strada e nei vari momenti di agonismo; in una crono, pochi passano una percentuale maggiore del loro tempo a guardare dritto verso il basso piuttosto che in avanti, come fanno in galleria, annullando di fatto quello che, in posizione “ideale”, sarebbe proprio il vantaggio aerodinamico portato in dote nei test in galleria con la coda lunga.
Su un percorso stradale che richieda di spostare frequentemente la testa per guardarsi attorno, o guardare verso il basso di frequente, questa coda lunga può essere un impiccio sia per mantenere una posizione corretta (e quindi efficace per la penetrazione) che per i muscoli impegnati a stabilizzare il collo e la schiena in modo altresì aerodinamico (nell’insieme).

La “coda lunga” dei caschi aerodinamici è molto veloce, se non la miglior soluzione nella galleria del vento, con l’obbligo però di mantenere la posizione di testa e non guardare in basso o spostare il capo lateralmente, situazioni in cui un casco con appendice ridotta e forma arrotondata (sotto) conviene di più ed è mediamente più veloce. La testa poi, nelle prove lunghe, beneficia anche di un maggior raffreddamento (e di un miglior flusso d’aria) con soluzioni dalla superficie ridotta.


In conclusione, in questi ultimi anni si è cercato di armonizzare la forma dei caschi da crono in base a ciò che effettivamente avviene durante una competizione e alle variabili ambientali che ne conseguono, trovando un compromesso efficace fra penetrazione, stabilità del risultato durante lo sforzo e comodità. Avere un qualche tipo di coda è fondamentale per un casco performante, altrimenti si creano forme che in termini aerodinamici risultano poco efficaci (forma a goccia vs forma tonda), ma per la maggior parte dei ciclisti sotto sforzo e in posizione, la lunga coda non è una soluzione ideale.

Il vantaggio secondo i produttori dei caschi con code ridotte, in una cronometro mediamente veloce, può essere del 10% circa, solo per la parte del casco: in termini complessivi, se il casco influisce per il ~10% sulla resistenza totale, il guadagno netto sarà dell’1% circa nella riduzione di resistenza tra forme nuove e i vecchi caschi a banana, con particolare beneficio per coloro che riescono a incassare la testa in modo corretto.



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